EASTERN PROMISES

Cassel_Mortensen

Chi ha deciso di tradurre Eastern Promises in La promessa dell’assassino? Forse un impiegato della distribuzione con una passione sfrenata per i titoli da b-movie anni ’70? Mistero. Ma tant’è, questo film di David Cronenberg – il primo girato interamente fuori dal suo amato Canada – è un affresco nero come il catrame sulla mafia russa, più affilato di un rasoio di barbiere sovietico e con il fascino sporco di una pellicola che sa esattamente dove vuole andare a parare.

A tenere in piedi la baracca c’è Naomi Watts nei panni di Anna Chitrova, ostetrica londinese di origine russa, che si muove con naturalezza in un mondo che vorrebbe divorarsela. Watts è la più convincente del cast, e dire che attorno a lei girano due titani come Vincent Cassel e Viggo Mortensen. Proprio quest’ultimo ci regala una delle interpretazioni più potenti della sua carriera: Nikolai Luzhin, il suo enigmatico e silenzioso chauffeur dai modi affilati, è una presenza magnetica, un personaggio che ti si appiccica addosso come il fumo delle sigarette fumate all’ombra della cupola dorata di una chiesa ortodossa.

Mortensen ha preso il ruolo talmente sul serio da studiare per mesi la simbologia dei tatuaggi della criminalità russa. Ore e ore a sfogliare il leggendario libro sui “criminal tattoos” e a visionare il documentario The Mark of Cain di Alix Lambert. Il risultato? Ogni linea incisa sulla pelle di Nikolai racconta una storia. Ma non è un film da Oscar, intendiamoci.

C’è però una scena che entra di diritto nella storia del cinema: la lotta nella sauna. Niente coltelli da scena, niente pudore, niente scappatoie: Cronenberg volle Mortensen completamente nudo, perché la brutalità fosse vera, viscerale, senza filtri. E lo spettatore, tra schizzi di sangue e fendenti letali, si ritrova a trattenere il respiro. Momento di puro cinema.

Nel 2008 Mortensen si è portato a casa una nomination agli Oscar per il miglior attore protagonista, ma – spoiler – la statuetta è andata altrove. Eppure, in un universo parallelo, Nikolai si sarebbe meritato una standing ovation in una sala fumosa di San Pietroburgo, tra brindisi a base di vodka e promesse da non mantenere.

Cronenberg ci porta nel ventre oscuro di Londra, tra famiglie mafiose e destini già scritti nella pelle. Non sarà un capolavoro assoluto, ma La promessa dell’assassino è un pugno allo stomaco che non si dimentica. Anche se il titolo italiano resta un crimine.

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